7_

Copenhagen

È strano tornare in un luogo dopo molti anni, si ritrovano certi elementi, si rivivono sensazioni, si respirano certi profumi che erano sepolti in un angolo della mente e che, ritrovati dopo tanto tempo, suscitano emozioni e pensieri ormai andati ma spesso fondamentali per la propria formazione.

Ho frequentato la Danimarca per molto tempo da adolescente e conoscevo molto bene la sua capitale, dove sono tornato dopo più di 15 anni. Ho voluto visitare i miei posti del cuore e scoprirne di altri, capire quali differenze ci fossero con il passato e cosa fosse rimasto uguale.
L’odore dei baracchini che vendono poulsen in giro, le biciclette ovunque, il clima sempre ostico per le abitudini italiane, sono caratteristiche immutabili di Copenhagen, così come tanti altri elementi che contraddistinguono la città.
Ho deciso di dedicare la mia breve visita a due zone in particolare. Christiania, dove avevo già passato diverso tempo e Nørrebro, zona del tutto nuova alle mie esplorazioni. Mi sono soffermato su particolari aspetti dello spazio urbano: l’integrazione tra strutture e le pavimentazioni con l’utilizzo delle piante.

Christiania è un famoso quartiere dove da anni ormai è in atto una sperimentazione sociale. Grande coinvolgimento degli abitanti nella gestione dell’area e sostenibilità sono i principi fondatori di questo comune che ha come centro una base militare. Molto interessante capire quanta importanza è data al verde e al giardinaggio. Intorno alla base si è sviluppato un quartiere che affianca, a vecchi stabili militari ed industriali, case moderne dalle strane fogge con giardini ben curati anche se insoliti. La varietà di piante presenti in tutta la zona è infinita ed è magistralmente gestita in modo che le zone di verde coltivato si integrino alla foresta in cui è immersa. La sensazione è quella di trovarsi in un posto fuori dal tempo e dagli stereotopi urbani, dove realmente si respira il successo di una società alternativa che risiede proprio nella sua capacità di integrarsi con la metropoli che la circonda.

Ho iniziato a dare un’occhiata a Nørrebro appena arrivato a CPH dato che pernottavo in zona. È un quartiere del tutto nuovo per me e da subito ha attratto la mia attenzione. È un’area multiculturale dove abita un gran numero di immigrati provenienti da paesi arabi, cosa palesemente visibile dalle molteplici attività commerciali tipiche dei Paesi mediorientali: non solo ristoranti e locali, ma anche negozi d’abbigliamento e alimentari si affacciano su Nørrebrogade, l’arteria principale che collega il quartiere al centro. Inoltrarsi nel quartiere, perdersi nel verde in cui sono immersi i palazzi, visitare il parco del cimitero e scoprire i locali, i ristoranti e le birrerie artigianali che costellano la zona è un’esperienza da non perdere. Lo spazio pubblico è sfruttato al massimo con piste ciclabili, skate park, aree allestite per barbecue e molto altro. Le sculture in cemento sono disegnate e concepite per essere utilizzate come panche e il verde è presente in molteplici forme ovunque, dal monumentale parco del Assistens Kirkegård alle piccole aperture disseminate su ogni marciapiede e da cui spuntano rampicanti e perenni che decorano le tipiche abitazioni in mattoni rossi o gialli.

Il mio ritorno a Copenhagen è stato decisamente molto positivo, mi ha fatto ripercorrere strade e sperimentare esperienze che avevo ormai archiviato, chiuse nello scrigno dei miei ricordi, mi ha fatto capire parecchio del mio percorso fino ad ora e soprattutto capire che i posti cambiano con il tempo, ma mai quanto gli occhi con cui li guardiamo.